La scena
Marco ha appena chiuso una telefonata.
La prima frase che dice è: “Ma scusa. Se sono assicurato, perché una parte resta a me?”
Domanda legittima. La parola che ha davanti è: franchigia.
E qui bisogna fare una cosa importante: non trasformare una definizione tecnica in una formula magica.
Cosa devi capire
Che cos’è, in parole normali
In termini generali, la franchigia è la parte del danno, definita secondo la clausola contrattuale, che resta a carico dell’assicurato.
Spesso viene espressa con un importo fisso. Ma il modo in cui opera dipende dalla formulazione del contratto.
Quindi non basta leggere “Franchigia 250 euro.” Devi capire quando e come si applica.
Un esempio illustrativo
Danno riconosciuto nell’esempio: 1.000 euro. Franchigia assoluta illustrativa: 250 euro.
Se la clausola funziona in quel modo e in quel caso, 250 restano a carico dell’assicurato e la parte residua segue il meccanismo previsto.
L’esempio serve a capire la relazione. Non serve a prevedere una polizza reale.
Perché conta
Non basta “finché non fai il conto”
Dire “franchigia, quella parola innocua, finché non fai il conto” suona bene, ma il conto di che cosa?
Il punto utile è capire la conseguenza pratica: la franchigia può incidere su quanto resta a tuo carico.
Adesso la frase ha un oggetto. Ha una conseguenza. Ha senso.
Marco torna sul contratto
Vede 250. Poi legge meglio. Trova il contesto. Capisce a quale garanzia si applica.
Si accorge che il vero lavoro non era sottrarre 250 da un numero. Era capire se quella regola entrava davvero nel suo caso.
Cosa guardare
Michele, qui, cosa guarderebbe?
Quattro pezzi:
- l’importo,
- la garanzia a cui si applica,
- la modalità di applicazione,
- l’eventuale distinzione tra franchigia assoluta e relativa, se il contratto la prevede e la formula.
Non ti serve conoscere tutte le varianti del mercato per iniziare. Ti serve imparare a non fermarti al numerino.
La parola da tenere in mente è “applicabile”: la franchigia non è un adesivo incollato a tutta la polizza. Riguarda una garanzia precisa, in certe circostanze.
Michele Dalle MolleMichele Dalle Molle — autore della serie.
Il confronto
Il prezzo di oggi non è il costo di domani
Immagina due offerte simili.
- Una costa meno, ma prevede una franchigia diversa.
- L’altra costa di più, con una franchigia diversa a sua volta.
Non significa che una sia peggiore. Significa che il confronto deve includere anche come viene ripartito il costo quando accade il sinistro, secondo le condizioni previste.
Questa è una delle ragioni per cui il prezzo iniziale e il costo potenziale di un evento sono due piani diversi.
In pratica
Trova la franchigia e il suo contesto
Cerca, nella tua polizza (o in una polizza di esempio che hai sotto mano), dove è scritta la franchigia.
Scrivi in una riga: importo, garanzia a cui si applica, modalità (se indicata). Se manca uno dei tre elementi, segna quale.
Non serve fare calcoli: serve solo individuare i pezzi della regola.
Esercizio
Una franchigia, due domande
Immagina di leggere “Franchigia 250 euro” senza altro contesto.
Scrivi le due domande che faresti prima di dedurre quanto resterà davvero a tuo carico in un caso concreto.
Da portare via
- La franchigia è la parte del danno che, secondo la clausola, resta a carico dell’assicurato.
- Un importo di franchigia da solo non basta: conta a quale garanzia si applica e come.
- Il confronto tra due polizze deve includere anche la franchigia, non solo il prezzo.
Check
Sapresti spiegare a qualcuno perché “franchigia 250 euro” da sola non basta a prevedere quanto pagherai?
Se nella risposta compaiono “garanzia” e “modalità di applicazione”, la lezione ha funzionato.
Non è un esame e non viene registrato niente di quello che pensi: serve solo a te, per sapere se questa lezione è chiusa davvero.
